martedì 20 novembre 2007

La maggioranza scricchiola sulla Strada di Sant'Andrea


<> Si è conclusa con questa dichiarazione del presidente del consiglio, Gianfranco Sorrento, la seduta di ieri dell'assise comunale di Oria. La giunta di centro destra, guidata da Cosimo Ferretti, registra una battuta d’arresto forzata, pur potendo contare, almeno sulla carta, su 15 consiglieri su 21. I lavori si sono arenati sul primo argomento all’ordine del giorno: la strada di S. Andrea, cioè la bretella che collega l’abitato di Oria alla S.S. 7. Il problema non è nuovo ed ha impegnato per diversi anni gli amministratori di Oria e la Provincia di Brindisi. Si trattava di approvare una variazione del piano di fabbricazione, in modo da consentire l’allargamento della strada.

Riunitasi l’assise, con un’ora di ritardo, al primo appello il numero dei consiglieri era sufficiente per una votazione valida. Prima, però, che si procedesse, la minoranza ha abbandonato la seduta, insieme al consigliere Egidio Conte, di Forza Italia. Nei banchi del centro destra c’erano già quattro assenti: a questo punto mancava il numero legale. Il consigliere Elia Farina ha così domandato ed ottenuto una sospensione di dieci minuti, chiedendo di avere tempo per valutare il progetto. La mossa non è stata però sufficiente. Alla ripresa dei lavori, continuava a mancare il numero legale. A seguire un’altra sospensione di mezz’ora e, al nuovo appello, in aula non c’era né l’opposizione, né la maggioranza.

La strada di S. Andrea non rappresenta certo uno dei cardini del programma della maggioranza e, con molta probabilità, il progetto sarà facilmente approvato in una prossima seduta. Politicamente, però, si è trattato di un segnale forte. Da una parte si inaugura una stagione di dura opposizione della minoranza, dall’altra si conferma l’esistenza di un problema unità di vedute nella coalizione, già segnalato più e più volte dagli stessi partiti del centro destra.

giovedì 15 novembre 2007

Zona Artigianale di Oria: si completerà dopo 15 anni

Era il punto più importante all’ordine del giorno dell’ultimo consiglio comunale ed è stato uno degli argomenti più citati dell’ultima campagna elettorale ad Oria: la zona artigianale. L’area, individuata lungo viale Grand’Europa, nei pressi del Santuario dei Santi Medici, giace abbandonata da anni. E’ disertata dagli imprenditori, che non l’hanno utilizzata per stabilire i propri insediamenti produttivi ed è disertata dalle istituzioni che, dopo quindici anni dall’inaugurazione, non hanno ancora realizzato le opere di urbanizzazione: acqua, telefono, fogna. L’ultima seduta dell’assise comunale cambia però le carte in tavola. Con un voto unanime di tutte le forze politiche è passata una variazione del programma triennale delle opere pubbliche che interessa proprio la zona pip. Grazie ad un bando regionale che raccoglie dei fondi residui, i Comuni che non hanno completato le zone produttive potranno beneficiare di importanti contributi. Il piano per il completamento dell’area pip di Oria, redatto in tempi da record, vale poco meno di 2 milioni di euro, una parte dei quali sarà finanziata dallo stesso Comune. Ora il progetto sarà sottoposto alla Regione che darà il via libero definitivo e sbloccherà i fondi.

Il primo cittadino, Cosimo Ferretti, non ha nascosto la propria soddisfazione, ringraziando anche gli esponenti della minoranza che hanno appoggiato il progetto con il proprio voto. Completare la zona artigianale era un impegno che aveva assunto in prima persona e ribadito in più occasioni. <> Riconoscendo che i lavori da fare sono tanti, il sindaco ha detto, senza mezzi termini, che l’obiettivo è completare le tutte le opere in tempi brevi e, magari, andare anche oltre con la creazione di un collegamento stradale fra la zona artigianale, la SS7 e la provinciale per Torre S.S. dove a breve dovrebbe riprendere a funzionare il macello comunale.

Uno sfasciacarrozze abusivo fra Oria e Latiano


Uno sfasciacarrozze abusivo che occupava una superficie di oltre mille metri quadrati è stato sequestrato dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato nelle campagne adiacenti ad Oria. L’autodemolizione, gestita da M. L. di Latiano, era ubicata nella contrada Paradiso, una lingua di territorio al confine fra i Comuni di Oria e Latiano accessibile solo dalla ss7. Qui la pattuglia del Comando di Brindisi, durante una perlustrazione, ha rinvenuto pneumatici, cerchioni, motori, cruscotti, portiere di automobili, nonché tutta l’attrezzatura necessaria per il loro smontaggio delle macchine demolite, ossia fiamma ossidrica, chiavi inglesi e compressore. Peccato, però, che il terreno fosse privo di pavimentazione e l’impianto, che occupava 1250 metri quadrati, non aveva le minime misure di sicurezza. Inoltre, tutta l’attività economica si svolgeva in maniera abusiva, poiché non c’era nessuna della autorizzazioni necessarie. L’attività di demolizione dei veicoli, con lo smontaggio, rimozione, separazione e deposito dei componenti, è considerata potenzialmente dannosa per l’ambiente e per la salute pubblica e può essere esercitata solo previa elaborazione di apposito progetto. Questo va poi presentato alla commissione tecnica provinciale che ne valuta l’impatto sull’ambiente e detta una serie di norme tecniche per prevenire l’inquinamento.

Il gestore dell’autodemolizione è stato denunciato a piede libero e rischia, in base al severo Testo Unico Ambientale, una pena detentiva da tre mesi ad un anno, o una multa che può andare da 2.600 a 26.000 euro.

Il Vescovo Semeraro licenzia due suore, la sua ex diocesi di Oria incredula


Da spose di Cristo a serve del parroco: il vescovo di Albano «licenzia» le suore che non vogliono fare le colf. Tre suore missionarie di Santa Gemma, impegnate nei servizi della catechesi e della pastorale giovanile nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di Aprilia, sono state cacciate per non aver accettato di fare da colf al parroco ed al viceparroco. La diocesi, nel cui territorio si trova il «Vaticano bis», la residenza pontificia di Castel Gandolfo, è retta dal vescovo Marcello Semeraro, 60 anni, presidente del cda di «Avvenire», originario della provincia di Lecce, sacerdote dal 1971. Ha insegnato teologia in diversi istituti e facoltà fino ad occupare la cattedra di ecclesiologia all’Università Lateranense. Dal 1998 al 2004 è stato vescovo di Oria (Brindisi) e nel 2001 Giovanni Paolo II lo ha nominato segretario speciale della decima Assemblea generale del Sinodo dei vescovi. Monsignor Semeraro aveva subordinato il rinnovo della convenzione di collaborazione (che prevedeva una retribuzione di 800 euro al mese da dividere in tre) ad una precisa condizione: le suore dovevano prestare servizio «materiale» ai due anziani sacerdoti presenti nella parrocchia. La richiesta è stata giudicata «inaccettabile» dalla superiora della casa generalizia di Lucca, e così il vescovo ha dato il benservito alle tre sorelle, nonostante i parrocchiani gli avessero chiesto, con una petizione che ha raccolto 1500 firme, di ritornare sui propri passi.

"Sia da vescovo, che da sacerdote coltivava un’attenzione particolare per le suore, soprattutto quelle di clausura.- dice don Domenico Spina ex segretario- L’ho accompagnato spesso dalle Benedettine di Lecce, dove celebrava messa, e spesso anche dalle Clarisse, dalle Benedettine e dalle Sorelle di S. Orsola nei diversi conventi della nostra Diocesi. Ci vuole una sensibilità ed un’attenzione particolare per avvicinarsi al mondo della clausura e lui l’aveva. Come pastore gli interessavano i problemi dei parroci, quanto quelli delle donne della Chiesa. Ci tiene molto alle relazioni umane ed al rispetto, al di là del suo ruolo, io stesso mi sono sentito come un figlio più che come un segretario. Non so come siano andati i fatti ad Albano, ma certo rimango stupito. Sapete quanti viaggi ho fatto verso l’Istituto S. Benedetto di Oria con ceste piene di frutta e viveri…?! Lì le suore tengono i bambini orfani; ogni regalo che le parrocchie facevano a S.E. Semeraro prendeva quella via: questo per capire il modo in cui la pensava."

"Veniva spesso da noi e dai nostri bambini"- dice la Madre Superiora della Casa di Accoglienza per Minori San Benedetto, Corrada Pittalà– e con loro era come un papà. In generale con le suore è sempre stato molto disponibile. Ora non vorrei che per un singolo presunto “sgarro” si colpisse chi fa del bene veramente e si colpisse la Chiesa in generale."

I dipendenti della Curia oritana sono sulla stessa linea e sottolineano come non sia assolutamente tipo da fare “colpi di testa”, né tantomeno ritorsioni contro delle suore.

Oggi il vescovo tornerà in Puglia; è infatti atteso in mattinata a Bari per una prolusione nel giorno dell’inaugurazione dell’anno accademico all’Università di Teologia, dove egli stesso ha insegnato.

martedì 13 novembre 2007

Ritrovato un fucile nella campagne di Oria:per cosa è stato usato?


Era stato sistemato all'interno di un anfratto del muro di un casolare abbandonato un fucile da caccia calibro 12 con matricola abrasa. A rinvenire l'arma sono stati i Carabinieri della stazione di Oria, durante un servizio di perlustrazione in contrada Santoro. Il fucile, un modello usato comunemente per la caccia, era in ottimo stato di manutenzione, ben oleato e perfettamente funzionante. Avvolto in degli stracci, era nascosto da alcuni sassi.

I militari si erano recati sul posto perché la contrada è spesso utilizzata come luogo per occultare refurtiva ingombrante, macchine agricole ed automobili soprattutto, prima della ricettazione o della richiesta del cavallo di ritorno. Il ritrovamento del fucile conferma l'utilizzo dell'area per scopi criminali. Le indagini sono ora orientate a stabilire per quali fini sia stato impiegato ed in quali circostanze.

L'arma è in partenza per Messina, dove il nucleo dei Ris cercherà di stabilire quando ha sparato l'ultima volta e magari chi lo ha maneggiato. Contemporaneamente si sta verificando il nome del proprietario del terreno e del casolare, anche se questo dato non è decisivo. La campagna è infatti in evidente stato di abbandono e priva di recinzioni, quindi, chiunque vi si può introdurre e occultare della merce che scotta.

Secondo i Carabinieri sarebbe assai improbabile un collegamento con l'omicidio di Ostuni: la mappatura delle attività criminali in possesso degli inquirenti indica che le due aree non sono collegate, l'eventuale utilizzo del fucile è da collocare quindi in un contesto locale.

martedì 29 maggio 2007

Oria: scoperta una piantagione di oppio


Erano già ben cresciute ed a breve avrebbero dato il loro prezioso frutto le 500 piante di papavero da oppio scoperte, l’altro giorno, in un campo alla periferia di Oria. A rinvenire la piantagione illegale è stato il personale della Squadra Mobile della Polizia di Brindisi. Le piante, rigogliose e ricche di germogli, avevano già superato il metro di altezza ed erano state sistemate al centro di un vasto fondo. Il terreno sembrava apparentemente incolto, invece, fra le erbacce e la sterpaglia alta, i papaveri da oppio prosperavano tranquilli senza che nessuno li avesse mai notati. Difficile quantificare quante dosi di droga si sarebbero potute ricavare se il sequestro fosse stato ritardato, ma di certo si tratta della piantagione più corposa mai rinvenuta nella provincia. <> hanno commentato ironicamente gli operatori della Questura che hanno compiuto la scoperta; il nostro clima non è infatti particolarmente indicato per questo tipo di coltivazioni, inoltre le piante da oppio richiedono molte cure ed una certa esperienza nella coltura. Sequestri di piante illegali c’erano già stati nel territorio di Oria, ma si era sempre trattato di pochi arbusti, in genere della pianta di marijuana assai più comune, ma meno pregiata per il mercato degli stupefacenti. I papaveri da oppio secernono, una volta maturati, una sostanza lattiginosa che, essiccata, è la base per la preparazione di dosi di hashish ed anche di eroina.

Al ritrovamento, che non ha richiesto l’intervento delle unità cinofile, si è giunti dopo una fitta attività investigativa sul territorio. La raccolta di informazioni, che è ancora in corso e che interessa tutta la provincia di Brindisi, ha condotto gli inquirenti prima nella città di Federico II e poi nella contrada in questione. La zona è stata attentamente perlustrata a piedi, finché non sono state rinvenute le piante. La Polizia nel periodo primaverile, apre un secondo fronte nella lotta contro lo spaccio di sostanze stupefacenti: quello della scoperta di eventuali coltivazioni clandestine che in questa stagione sono nel pieno della produzione. Sul posto è intervenuta una squadra della Polizia Scientifica che, operando con il massimo della circospezione, ha prelevato diversi campioni. Gli esami di laboratorio hanno dato la certezza sull’identità della piante ed è scattato il sequestro del terreno e l’asportazione degli arbusti.

Le indagini non sono però ancora concluse e gli investigatori mantengono il massimo riserbo, anche sul luogo preciso del ritrovamento. I papaveri da oppio sono stati tutti estirpati e l’intero fondo è stato arato in profondità, così da risultare comunque irriconoscibile e da non lasciare possibilità di riattecchimento dei papaveri. Tuttavia, secondo la Polizia, un’eventuale fuga di notizie potrebbe indurre qualcuno a recarsi sul luogo per tentare di recuperare i resti delle piante. Aspetto ancora più importante è accertare la proprietà del terreno e verificare se i coltivatori di oppio abbiano agito all’insaputa del padrone del fondo o se siano suoi complici. Bisogna poi ricostruire i diversi passaggi di mano ed i canali che, nel percorso di spaccio, le dosi avrebbero imboccato. Al momento non ci sono arresti, ma gli agenti della Squadra Mobile sono al lavoro per coronare l’operazione con l’individuazione dei responsabili.

Erchie: il nuovo primo cittadino


<>. Ad Erchie, il giorno dopo le elezioni amministrative, i commenti sono tutti per il nuovo primo cittadino, Giuseppe Margheriti. Una vittoria rotonda la sua, conquistata grazie a 3520 preferenze su 6102 votanti, ossia più del 59%. L’esito delle urne riporta a Palazzo di Città il centro- destra che già aveva governato per due mandati con la giunta di Massimo Prima.

36 anni, ragioniere, Giuseppe Margheriti è un ercolano d.o.c.. È sposato con un’avvocatessa, anche lei di Erchie, padre di due fili di sei e otto anni. In città è un volto molto noto, a prescindere dalla politica, si occupa infatti, come imprenditore, di un settore chiave dell’economia locale: la trasformazione delle olive. Nella sua storia personale c’è un evento che lo ha segnato: la morte del padre quando aveva solo 14 anni. Gli anni che sono seguiti sono stati difficili e burrascosi, ma il futuro sindaco è riuscito comunque a diplomarsi e, soprattutto, ha rimesso in piedi l’azienda agricola di famiglia e, nel tempo, l’ha decisamente ampliata. Oltre ai terreni- la ditta Margheriti è arrivata a contare ben 300 ettari di uliveti- ha costruito un primo ed un secondo frantoio oleario. Qui le olive, provenienti dall’agro di Erchie e non solo, acquistate all’ingrosso, vengono trasformate in olio, venduto a sua volta sfuso a grossi compratori.

Politicamente Margheriti nasce nel 2001, quando si candida come conigliere comunale nelle file di Forza Italia. In quell’occasione il centro- destra perde, ma Margheriti è eletto comunque con oltre 400 voti di preferenza, è il più votato in assoluto. L’anno successivo si ritorna alle urne perché nel frattempo la giunta di centro- sinistra cade. Questa volta la vittoria va alla Casa delle Libertà che insedia come primo cittadino Massimo Prima. Margheriti, sempre candidato di Forza Italia, ottiene quasi 500 voti ed è ancora il consigliere più votato. Viene designato come vice sindaco con la delega alle attività produttive. In questo periodo decide di dedicarsi con più attenzione all’amministrazione della cosa pubblica, per questo vende parte dei terreni della sua azienda, conservando però il frantoio. Saltando ai giorni nostri, la possibilità di avere Margheriti come candidato sindaco si ventilava da quasi un anno. Un accordo fra i partiti della coalizione voleva, infatti, che nel 2007 ad indicare la candidatura fosse Forza Italia e gli Azzurri hanno segnalato subito l’imprenditore, gradito anche ad A.N. e Udc.

<>