LETTERA APERTA
Sono la madre del gioielliere di cui si parla nel blog del quale vi allego collegamento, sperando che possa essere letto prima che sia archiviato.
Ho deciso di scrivere questa lettera incoraggiata dalla forza di questo articolo che senza false reticenze presenta quella che è ormai la nostra realtà.
Mio figlio ha fatto veramente tanti sacrifici per crearsi questa attività, e noi ne abbiamo fatti insieme a lui, arrivando perfino ad ipotecare la nostra casa perché noi non siamo ricchi e devo ringraziare il mio lavoro (sono una maestra della scuola primaria) se siamo riusciti ad ottenere i vari prestiti che sono stati necessari:
prima per avviare la gioielleria,
poi per pagare il danno provocato da gente con pochi scrupoli che, data la giovane età e l’inesperienza del ragazzo, (aveva solo vent’anni quando si buttò in questo lavoro) gli aveva fatto firmare contratti capestro la cui risoluzione ha risucchiato le nostre risorse per due anni,
ancora per far fronte ai vari alti e bassi che fanno parte di ogni attività commerciale onesta,
infine per uscire a testa alta dalle rapine che si sono succedute nel corso degli anni, lasciando tracce indelebili nel carattere di mio figlio e tracce altrettanto indelebili presso le banche cui siamo stati costretti a chiedere prestiti, mutui e quant’altro possibile per riuscire a pagare i fornitori e mantenere alto il buon nome della gioielleria.
Sono otto anni che mio figlio lavora sodo e lotta con le avversità (e non è il tipo di ragazzo che aspetta la manna dal cielo), investendo in pubblicità, offrendo sempre il meglio e nel miglior modo possibile, servendo i suoi clienti con disponibilità, meticolosità e professionalità direi quasi maniacale.
Tutto questo perché egli è innamorato del suo lavoro, lo ha fortemente voluto, anche contro la nostra iniziale contrarietà, lo svolge con una passione che neppure i rischi corsi durante le rapine sono riusciti a spegnere. Per lui il suo lavoro non è solo attività commerciale, ma è cultura, è conoscenza profonda di ogni prezioso che egli sceglie di acquistare, di ogni pietra, di ogni orologio, di ogni gioiello che propone ai suoi clienti, e di cui sempre è in grado di garantirne la qualità.
Questo non è l’elogio di una madre che vuole innalzare il proprio figlio, è piuttosto il grido di amarezza di una madre che ha visto il proprio figlio dedicarsi tanto al proprio lavoro, e lo ha sempre incoraggiato a non lasciarsi mai prendere dalla sete di guadagno, ad essere onesto, a non scendere mai a compromessi con la propria coscienza, a credere nella giustizia….. ma ora è costretta a chiedersi: - Quale giustizia? Sicuramente solo quella divina che, finora, pur fra tanti mali, li ha traghettati indenni fuori da tanti pericoli e al di sopra di tanti ostacoli di varia natura.
Ma la giustizia umana che fine ha fatto?
Ora non ci sono più margini entro cui rimanere, non ci sono più possibilità di rialzarsi da questo ultimo colpo perché lo hanno ripulito per bene e se riuscirà ad andare ancora avanti sarà solo per ritrovata caparbietà, perché dopo il primo sconforto, pensando anche ai suoi dipendenti, pensando ai fornitori che in qualche modo deve saldare, forse deciderà di piegarsi un po’ di più sotto il peso di tanta responsabilità, ma di provare ancora a fare qualche passo, anche per non deludere quelle persone che credono in lui, nella sua onestà e che nei limiti del possibile tenteranno di dargli una mano.
Io non so ancora, perché ancora non lo sa neanche lui, come andrà a finire, ma sono stanca, siamo tutti stanchi di subire, subire sempre e in silenzio, per dignità, per orgoglio, forse anche per paura dei giudizi facili e troppo affrettati di chi non vive certe situazioni.
Siamo stanchi e sfiduciati, e non ci sembra possibile che gli organi competenti, che le forze dell’ordine, e chiunque abbia queste responsabilità non possa fare nulla; non ci sembra possibile che neppure una volta sia stato preso un responsabile o sia stato ritrovato un gioiello di quelli rubati.
Ma cosa si deve fare per riuscire a lavorare qui? Passare dall’altra parte e chiedere la protezione di chi sta fuori dalla legge? Organizzarsi per farsi giustizia da soli? Mettere una “taglia” sui rapinatori, o una ricompensa sulla refurtiva ritrovata?
Qualcuno vuole provare a darci delle risposte sensate? A dirci come uscire da questo tunnel che non finisce mai?
Qualcuna delle persone che in TV blaterano di voler aiutare i piccoli imprenditori, ecc.,ecc., vuole dirci cosa fare, a chi rivolgersi per ottenere un aiuto immediato, un finanziamento a costo zero o un risarcimento che permetta a questo ragazzo e ai tanti “senza voce” come lui di mantenere la propria attività?
Ho letto di aiuti e agevolazioni per liberare i commercianti vittime del racket delle estorsioni e dell’usura… e per quelli che subiscono tante rapine, e di tale entità, quali aiuti ci sono? Devono per forza finire prima in mano agli usurai per aver diritto ad un aiuto?
Lo sportello antiracket presso la Prefettura, può occuparsi anche di un caso come questo?
Mio figlio non chiede altro che la possibilità di ottenere subito liquidità a costo agevolato che gli permetta di riprendere a lavorare, ma a chi rivolgersi?
giovedì 8 gennaio 2009
sabato 3 gennaio 2009
Oria, rapina in gioielleria: la commento così...
Bloccano il traffico mettendo l’auto di traverso.
Irrompono nel locale.
Pistola alla mano fanno stendere i clienti faccia a terra.
Razziano tutto quello che trovano.
Schiacciano la pistola sulla faccia del titolare e lo avvertono che se non consegna subito la video cassetta delle telecamere a circuito chiuso torneranno per ucciderlo e mentre urlano caricano il colpo in canna.
Poi se la squagliano.
10 minuti di “lavoro” e 300mila euro di guadagno…è successo a Oria, poche ore fa ad un imprenditore coraggioso che ha una gioielleria.
È alla sua quinta rapina in otto anni di attività…QUINTA RAPINA dico! Ogni 14-15 mesi questo ragazzo si trova un’arma puntata addosso. 5 rapine e mai nessun bandito è stato catturato, mai recuperata la refurtiva.
Assicurato? Nooo! Perché questo gioielliere è un tirchio? No, perché le assicurazioni non lo vogliono come cliente. Morale della favola: si piange, coraggiosamente e con dignità, un danno enorme, un debito che pesa come un macigno sul suo futuro. Tutto perché…ha provato a fare impresa nella nostra città.
È un caso- limite? Per carità, ho perso il conto delle rapine perpetrate ad Oria di cui ho scritto…sono un appuntamento fisso: banche, supermercati, negozi, una volta anche un modesto alimentari. E man mano che si accumulano i punti sul tabellone dei criminali, loro si fanno sempre più violenti, sempre più tracotanti e anche sempre più impuniti.
Ora io mi chiedo davvero che razza di posto sia Oria. Bellezze storico- architettoniche? Ma chi se ne frega! È una città in cui non si può più vivere. Ed infatti i nostri politici se ne sono accorti e tutti, di qualunque schieramento, si occupano di “tavoli programmatici”, “conferenze di servizio”, “progetto pilota” e quant’altro. Sono in gamba comunque: se non litigano troppo riescono pure a fare qualche strada e qualche marciapiede!
Certo, mi chiedo chi mai le userà le strade ed i marciapiedi: chi vuole vivere in un paese del Far West?! E difatti chi può se ne va. Soprattutto i migliori se ne vanno e direi che prendono una decisione sensata.
Chi rimane e prova a fare qualcosa qui, si becca la rapina.
Ma l’imprenditoria non va tutta male: la commercializzazione di armi & droga va alla grande, siamo leader nei mercati locali, mica robetta!
Tutti noi stiamo a guardare immoti lo sfacelo. Zitti e rassegnati, sperando che non ci capiti mai di rischiare la vita così o una botta economica di queste dimensioni…
Ma come siamo potuti arrivare a questo…? Qualcuno ne ha responsabilità?
Beh, noi cittadini bacchettoni e qualunquisti abbiamo lasciato finire la nostra città nella cloaca e ora ci siamo dentro anche noi fino al collo.
Ho una mia teoria. Abbiamo, noi e i nostri genitori, dato responsabilità di governo, forse, a persone cui al massimo potevamo affidare una pianta grassa, pure un po’ racchia. Questi non hanno manco pensato a programmare uno sviluppo, non hanno visto i segni del veloce declino anche se vi tuzzavano le corna contro ogni giorno. Noi come loro abbiamo dormito, e le differenze fra schieramenti politici sono proprio, ma proprio, esigue.
“Qualunquismo”, no grazie per me! Non attacca il solito discorso “…è tutta colpa di quelli che stanno sulla poltrona…”
Da oggi ho deciso che diventerò cliente fissa di quella gioielleria, anche se i preziosi non mi piacciono. Si chiama solidarietà.
Per il resto IO VOGLIO RISPOSTE, pretendo azioni, da chiunque abbia un ruolo in questa società civile. Chi sta in cima per primo, a seguire tutti gli altri.
La ricreazione è finita.
Quell’imprenditore deve lavorare per pagare i suoi debiti, non per sua incapacità. Allora comincino a pagare anche gli altri i loro debiti…A tutti noi oritani umiliati, ma da oggi anche incazzati.
Attendo pareri.
domenica 30 novembre 2008
Concorso per vigili: tutto da rifare Regolamento zona pip: ok del consiglio

È stata una due giorni ricca per la politica oritana. Fra ieri e l’altro ieri si sono svolti due accesi consigli comunali. Il primo, richiesto dai cosiddetti cinque consiglieri “dissidenti” dal centro destra al governo della città, si è occupato della questione dei concorsi appena banditi dal Comune di Oria, ed in particolare quello per agenti di polizia municipale. Secondo il blog Arpa-Oria.com, che per primo aveva sollevato la questione, il bando non era corretto poiché non vi era la riserva prevista dalla legge per i giovani che hanno prestato la ferma breve nella forze armate. L’obiezione era stata accolta dai consiglieri che avevano chiesto la discussione. In aula, a relazionare sul bando, si è presentato l’assessore con delega al personale Pasquale Sartorio. Questi ha ammesso che l’errore già rilevato esisteva e rendeva nullo il bando, ma vi erano anche altre lacune come l’omissione del limite di età e la precedenza per i dipendenti pubblici in mobilità. Morale della favola: il bando è da rifare ed il concorso sarà bloccato. Finita la relazione dell’assessore, prima dell’apertura del dibattito il colpo di scena: la maggioranza con otto consiglieri, compreso il sindaco Cosimo Ferretti, ha abbandonato l’aula. Constatata la mancanza del numero legale, il presidente del consiglio comunale, Gianfranco Sorrento, ha sospeso la seduta per mezz’ora. Allo scadere dei trenta minuti, però, è rientrata in aula solo l’opposizione più il consigliere di maggioranza Antonio Almiento. Il presidente del consiglio comunale non è rientrato, così, il più anziano dell’assise, come prevede il regolamento, Tony Fullone, ne ha fatto le veci. La discussione è ripresa praticamente solo fra i rappresentanti dell’opposizione. Dal centro- sinistra, come dai “dissidenti” del centro- destra, sono venute parole di fuoco sul comportamento di Ferretti e compagni. Oltre ad essere apertamente “antidemocratica”, la strategia messa in atto, secondo gli undici rimasti a discutere, di fatto equivarrebbe alla sfiducia politica nei confronti dell’assessore al ramo Sartorio. Per Tommaso Carone del Pd, inoltre:<
Nel consiglio di ieri, invece, toni più pacati, nonostante le premesse. È passata con i consueti undici voti la variazione all’assestamento di bilancio, mentre all’unanimità è stato approvato il nuovo regolamento per la zona pip. Con questo provvedimento si cercano di attirare le imprese verso la zona artigianale di Oria e tentare la strada dello sviluppo. Un gesto di distensione politica e di convergenza fra le parti in un momento di alta tensione.
...Addio D.
Ha deciso di farla finita impiccandosi nella casa materna con un lenzuolo. Aveva solo 30 anni D.C., queste le sue iniziali, di Oria. La tragedia è avvenuta ieri mattina, intorno alle 9:00. La giovane donna, sposata e con due figli, soffriva da tempo di crisi depressive e stava seguendo delle cure specialistiche. Vista la fase acuta della malattia e visti gli impegni di lavoro del marito, costretto a stare spesso fuori, si era trasferita a casa della madre con i bambini, in modo da ricevere l’assistenza e le cure di cui aveva bisogno. Ieri mattina, fra le 9:00 e le 9:15, la mamma di D.C. si era spostata momentaneamente da casa. La donna infatti, per conto della parrocchia, distribuisce la Comunione agli infermi che abitano nei paraggi. Sono quindici minuti di assenza. In casa non vi era nessun’altro, poiché D. è orfana di padre e i bambini erano a scuola. Tornata preso la propria abitazione, l’anziana donna ha trovato il portone d’ingresso chiuso dall’interno, anche se lei, all’uscita, lo aveva lasciato socchiuso. Allarmata, ha chiamato al telefono D., senza però ottenere risposta. Si è allora rivolta alla figlia maggiore; insieme sono riuscite ad aprire la porta facendo cadere la chiave che D. aveva lasciato nella toppa dall’interno. In casa però hanno trovato un tremendo spettacolo. Inutili i soccorsi: D. era già morta
La notizia del suicidio si è diffusa in città con la velocità di un fulmine. Passando di bocca in bocca, intorno alle 11:00 della mattina a Oria non si parlava d’altro. La famiglia di D.C. è molto conosciuta in paese. Lei era una ragazza riservata, ma sempre molto generosa e chi la conosceva ne conserva un ricordo dolcissimo, al di là del terribile tunnel del “mal di vivere” in cui era stata risucchiata. Si era sposata molto giovane e si era dedicata alla famiglia, trascurando la propria carriera lavorativa, nonostante avesse studiato. Per la città è uno shock grandissimo, dopo il suicidio, avvenuto lo scorso gennaio di un altro giovane oritano: il carabiniere Pietro Basile, di 22 anni, che si tolse la vita, anch’egli nella casa dei genitori, sparandosi un colpo di pistola in bocca.
La notizia del suicidio si è diffusa in città con la velocità di un fulmine. Passando di bocca in bocca, intorno alle 11:00 della mattina a Oria non si parlava d’altro. La famiglia di D.C. è molto conosciuta in paese. Lei era una ragazza riservata, ma sempre molto generosa e chi la conosceva ne conserva un ricordo dolcissimo, al di là del terribile tunnel del “mal di vivere” in cui era stata risucchiata. Si era sposata molto giovane e si era dedicata alla famiglia, trascurando la propria carriera lavorativa, nonostante avesse studiato. Per la città è uno shock grandissimo, dopo il suicidio, avvenuto lo scorso gennaio di un altro giovane oritano: il carabiniere Pietro Basile, di 22 anni, che si tolse la vita, anch’egli nella casa dei genitori, sparandosi un colpo di pistola in bocca.
Oria: in casa munizioni, detonatori e polvere da sparo

Dovrà spiegare perché aveva in casa 250 grammi di polvere da sparo, 3 detonatori, 5 metri e mezzo di miccia ed 8 proiettili di vario calibro un incensurato di Oria. Gerardo Schirinzi, 35 anni, meccanico, è stato arrestato per detenzione illegale di materiale esplodente e munizioni e tutto il materiale è stato sequestrato. A compiere l’operazione i Carabinieri della stazione di Oria con i colleghi del N.O.R. della Compagnia di Francavilla F. nell’ambito di un servizio di contrasto alle violazioni in materia di armi. I militari hanno effettuato la perquisizione domiciliare dopo aver raccolto sul campo una serie di informazioni. Schirinzi, persona assolutamente insospettabile, teneva tutto il materiale ben occultato, nascosto in diversi punti della casa. Agli inquirenti non ha fornito elementi plausibili per spiegare né la provenienza e né l’impiego che intendeva fare dell’esplosivo. Dare una risposta a queste due domande è ora la priorità per i Carabinieri guidati dal capitano Fabio Guglielmoni. La polvere da sparo, come pure le micce ed i detonatori, sono del tipo che viene comunemente impiegato nelle cave. L’arrestato però è estraneo a questo tipo di attività e deteneva il tutto illegalmente. Per ricostruire il percorso fatto dalla merce, si stanno esaminando le denunce di furti nei cantieri della zona e si sta confrontando la composizione con quella di esplosivo sequestrato in altre occasioni. Quanto alla posizione dell’arrestato, si tratta di una persona estranea a qualunque fatto criminale, anche se ciò che nascondeva in casa farebbe immediatamente pensare al necessario per dar luogo ad un attentato dinamitardo, magari di tipo intimidatorio o estorsivo. Si tratta però di una semplice ipotesi investigativa, come pure l’altra pista che gli inquirenti stanno vagliando, cioè che Schirinzi possa aver accettato di tenere la merce in casa per conto di qualcun altro.
La boutique del falso
E’ di certo la più importante operazione dell’anno contro il commercio di prodotti d’abbigliamento contraffatti quella appena conclusa dai Carabinieri della Compagnia di Francavilla Fontana, in collaborazione coni colleghi della stazione di Oria. Proprio nella città federiciana i militari hanno deferito in stato di libertà due uomini F.P. di 19 anni e B.B., 46enne. Entrambi dovranno rispondere di ricettazione e commercio di prodotti con segni falsi. Si è trattato di un’indagine specifica portata a termine con l’obiettivo di reprimere questo fenomeno. Dopo aver raccolto una serie di informazioni sul campo, i Carabinieri si sono presentati alla porta di F.P.; perquisita la sua abitazione, hanno rinvenuto 19 paia di scarpe e 6 felpe di varie marche, presumibilmente pronte per la vendita. Le griffe erano però false e tutta la merce è stata posta sotto sequestro. Destino analogo per quanto rinvenuto a casa dell’altro denunciato, B.B., solo che qui l’entità degli articoli era ben più consistente: 74 giubbini da donna, 2 paia di pantaloni, 91 t-shirt e 46 paia di scarpe, delle marche più alla moda; tutto contraffatto. L’uomo non ha saputo fornirne dettagli sulla provenienza del materiale. Tre paia di scarpe da ginnastica Nike, anche queste false, sono costate una denuncia anche ad un 19enne di origine brasiliana ma residente a Ceglie M. Il giovane, L.V.F. le sue iniziali, è stato sorpreso per strada mentre cercava di vendere le calzature.
mercoledì 26 novembre 2008
COMITATO DOCENTI NO-GELMINI DI BRINDISI

l 19 Novembre 2008 un Comitato di Docenti appartenenti ad istituti di diverso ordine e grado si è autoconvocato presso l'Istituto Palumbo di Brindisi per discutere le conseguenze sul piano organizzativo-didattico della Legge 169/2008 (cosiddetta Legge Gelmini).
I docenti hanno espresso forte preoccupazione per gli effetti deleteri che questa legge avrà sulle conquiste culturali e pedagogiche raggiunte dalla Scuola Pubblica mediante un costante processo di crescita ed innovazione. Pertanto il presente documento mira ad avviare una serie di iniziative in risposta a questi provvedimenti legislativi. Benchè il Comitato sia consapevole della reale esigenza di riforma e razionalizzazione del sistema di istruzione e formazione, ritiene tuttavia che i provvedimenti adottati dalla maggioranza parlamentare (Legge 133/08; Legge 169/08) costituiscano una grave aggressione alla scuola pubblica in termini di tagli indiscriminati al personale, alle strutture, agli ordinamenti:
- 87.400 docenti in meno dal 2009 al 2012;
- 44.500 tagli al personale A.T.A dal 2009 al 2012;
- 700 istituzioni scolastiche in meno;
- riduzione dell’orario settimanale dei licei fino a 30 ore e a 32 negli istituti tecnici e professionali;
- incremento in tre anni dello 0,4% degli alunni per classe;
- accorpamento di classi di concorso affini che, negli Istituti Tecnici e Professionali, porterebbe ad un’interferenza di competenze specifiche nelle materie professionalizzanti;
- ritorno al maestro unico nella scuola elementare;
- riduzione dei finanziamenti alle Università;
- abbassamento dell’obbligo scolastico da 16 a 14 anni;
- riduzione di almeno il 30% della figura del docente tecnico-pratico, nonché delle docenze in compresenza;
- la trasformazione delle università e scuole in fondazioni sancisce, di fatto, lo svilimento di tutta la scuola pubblica di Stato.
-
Il Comitato altresì
RILEVA
l’assenza di prospettive per una efficace ed unitaria riforma pedagogica e didattica della scuola.
INVITA
il Governo ad invertire la rotta in direzione di una politica di investimenti nel settore dell’istruzione, affinchè quest’ultimo ritorni ad essere il motore trainante della crescita economica e culturale del Paese e nell’immediato a sospendere le attività esecutive della legge 169/2008 e ad avviare un’opportuna fase di consultazione con tutte le componenti del mondo scolastica, riversando i contenuti da essa scaturenti in un nuovo disegno di legge da proporre alla discussione parlamentare.
CONDIVIDE
le preoccupazioni degli alunni e delle famiglie per il futuro della scuola pubblica destinata, a seguito di una spietata politica di tagli, a cedere il passo alle scuole private accessibili solo a pochi.
SI IMPEGNA
1.a mantenere lo stato di agitazione nelle forme ritenute più idonee(assemblee, laboratori, seminari)
2.a sensibilizzare i genitori con la convocazione di apposite assemblee;
3.a chiedere la solidarietà degli Enti locali direttamente interessati dalle penalizzazioni che si realizzeranno in termini di chiusura e/o accorpamenti di plessi, servizio mensa annullato o fortemente ridimensionato e con personale di assistenza a loro carico, spese per eventuali corsi pomeridiani;
4.a sottoscrivere eventuali referendum abrogativi della legge approvata.
FA APPELLO
alle famiglie affinchè, acquisendo consapevolezza che riduzioni all'Offerta Formativa e tagli alle risorse ed al personale non solo non produrranno una scuola di qualità, ma ridurranno, altresì, le possibilità occupazionali dei loro figli nel mondo della scuola, partecipino alla mobilitazione contro la legge 169/08 e la legge 133/08.
CHIEDE ALLE FORZE POLITICHE E SINDACALI
1. di sostenere con determinazione questa iniziativa spontanea, mettendo in atto tutte le forme possibili di sensibilizzazione dei vari livelli Istituzionali e comunque di loro competenza;
2. di sollecitare l’Amministrazione Comunale e Provinciale e il Consiglio Regionale a indire una convocazione straordinaria sulla questione scuola, dando opportunità di espressione al tessuto scolastico reale.
AUSPICA
1.l’adesione a forme di lotta, rispettose della legalità, che verranno proposte nelle prossime settimane;
2.il mantenimento di una “rete" con le altre Istituzioni Scolastiche;
3.la massima pubblicità al presente documento (diffusione nelle altre scuole, trasmissione a giornali, radio, tv).
Brindisi, 19/11/2008 Il COMITATO DOCENTI NO-GELMINI
BRINDISI
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